

L'arte della doratura a Roma
• Doratura Galvanica
• Restauro e Doratura
• Doratura Metalli
La doratura è una tecnica artigianale o industriale, usata sui metalli o su altri materiali.
Le tecniche di doratura utilizzate nel nostro laboratorio di Roma sono diverse e possono essere industriali o artigianali, a noi interessano queste ultime.
Come laboratorio artigianale a Roma noi siamo specializzati nella doratura di oggetti sacri.
Esempio di doratura Lab. Roma
L'artigianato a Roma è un'attività lavorativa in cui i dispositivi utili e decorativi sono fatti completamente a mano o per mezzo soltanto di semplici attrezzi: gli articoli prodotti tramite fabbricazione in serie o da macchine non sono artigianato. Il termine è applicato solitamente alle metodologie tradizionali di produrre le merci: gli articoli così prodotti hanno spesso importanza culturale e/o religiosa.
Solitamente ciò che distingue il termine di artigianato da quello di arte è un aspetto dell'intenzione:
• l'artigianato crea oggetti d'uso, che hanno cioè uno scopo oltre la semplice decorazione e generalmente è considerato un lavoro tradizionale, generato come parte necessaria di vita quotidiana, mentre le arti implicano il perfezionamento di una tecnica creativa.
• La doratura elettrolitica, che permette di realizzare dorature uniformi con minime quantità d'oro, non è impiegata solo nell'oreficeria ma anche nell' artigianato moderno, soprattutto nell’elettronica.

Ci sono diversi processi di doratura e tecniche per dorare, il nostro nel laboratorio di Roma avviene per conduzione elettrica, quindi per elettrolisi.
L'elettrolisi (pronuncia elettrolìsi o elettròlisi) è un processo che trasforma energia elettrica in energia chimica e permette la doratura . È il processo inverso a quello della pila.
Con la pila infatti si sfrutta una reazione chimica per produrre energia elettrica, con l'elettrolisi invece si usa l'energia elettrica per far decorrere una reazione chimica che non avverrebbe spontaneamente.
Il suo nome deriva dal greco e significa "rompere con l'elettricità", dato che nella maggior parte dei casi sottoporre ad elettrolisi una sostanza significa scomporla nei suoi elementi costitutivi.
Per applicazione di una corrente elettrica continua, subiscono elettrolisi tutte quelle sostanze che, in soluzione o fuse, si scompongono in ioni, ossia gli acidi, le basi ed i sali, nonché l'acqua stessa.
Elenchiamo ora i diversi tipi di tecniche usate per la doratura nel nostro laboratorio di Roma.
La doratura è un processo di decorazione ornamentale, usato su diversi materiali e con diverse tecniche, per impreziosire un oggetto tramite l'apposizione di un sottilissimo strato di oro, detto foglia. Più raramente sono usati sostituti per l'oro, quali leghe che simulano il color oro, argento o rame.
Esempio di doratura Lab. Roma
Gli usi principali della doratura a Roma sono nella produzione di volumi bibliografici di pregio, nella decorazione di mobili di lusso e nell'arte.
La doratura era una tecnica molto diffusa nell'arte e nell'architettura medievale, specie in quelle bizantina e rinascimentale, dove la foglia d'oro veniva usata nei dipinti su tavola in legno, per esaltare l'effetto visivo delle aureole dei santi, o il brillare del sole: l'inattaccabilità alla corrosione dell'oro ha permesso a queste tavole di giungere fino ad oggi con immutato splendore.
La nostra tecnica di doratura utilizzata nel laboratorio di Roma è diversa dall’applicazione di una sottile lamina di oro su una superficie, che è una tecnica molto importante nella realizzazione delle cornici, ed è particolarmente usata nella decorazione di complementi d'arredo in genere, la più tradizionale e complessa tecnica di Doratura nella quale uno strato di gesso e una speciale colla animale (colla di coniglio) costituiscono la preparazione della superficie da dorare. La foglia d'oro viene applicata usando una pennellessa sottile e successivamente sarà lucidata con la pietra dell'agata. Esistono varie tecniche di Doratura. Molti prodotti oggi vengono dorati a missione, una tecnica in cui le foglie dell'oro si attaccano alla superficie attraverso un sottile strato di mordente.
Questo tipo di Doratura è più usato per dorare sculture di legno o sculture di metallo.
La doratura a guazzo è la tecnica tradizionale, la più difficile, usata sin dal 1200 dai grandi artisti italiani ed europei. La decorazione in oro arricchiva il dipinto sia materialmente sia artisticamente, donando luminosità all'opera ed esaltando i colori della parte a pittura. Non sono rari i casi di tavole in cui tutto il fondo, ad eccezione del santo rappresentato, è interamente dorato.
Esempio di doratura Lab. Roma
Nella doratura a guazzo l'oro viene steso per primo sulla tavola, ed in seguito si passa alla pittura vera e propria.
La tavola viene preparata incidendo il bordo dell'area da dorare, dopodiché si applica un composto colloso ed infine la lamina metallica. Il substrato usato in passato era composto da acqua, bianco d´uovo montato a neve e bolo, un composto di argilla grassa e finissima; oggi la composizione è cambiata, e si usa dare due strati, eventualmente preceduti da un trattamento antitarlo.
Per primo uno strato (Ammanitura o imprimitura) di solfato di calcio idrato, detto anche Gesso di Bologna, bianco di Meudon o bianco di Spagna, scaldato a bagnomaria. Necessita solitamente di 2-5 mani di stesura, e va levigato con grande cura per lasciare la tavola perfettamente liscia.
In seguito si passa il bolo d'argilla: va mescolato con
acqua e collante animale (in genere di coniglio) in proporzione rispettivamente di 3:10:1 o 3:8:1.
In alternativa esiste anche il bolo sintetico acrilico, già pronto. Il bolo influenza il colore finale della doratura, per cui a seconda della necessità può essere giallo (oro brillante), rosso (oro scuro) o nero (oro antico).
Esempio di doratura Lab. Roma
Esistono anche tecniche particolari per la doratura , usate per lavorazioni specialistiche, tra cui l'applicazione del cosiddetto bolo armeno(un'argilla particolare, color terra di siena disponibile in blocchi da sbriciolare) o l'uso di colle di pesce invece che di coniglio, più resistenti e stabili ma difficili da applicare.
Una volta applicato a pennello il bolo, con una delle due tecniche descritte, si procede all'asciugatura in aria e alla levigatura dello stesso con strumenti in pietre dure (agata) o osso.
Solo con una tavola perfettamente liscia si può procedere alla doratura vera e propria, cioè l'apposizione di lamine sottilissime di oro zecchino, trasferite con grande cura dalla base in carta alla tavola inumidita tramite un coltello sottile (coltello da doratore) o un pennello morbido.
Prima di questa operazione è indispensabile stendere una sottilissima passata di guazzo, un composto di alcol, acqua e colla di coniglio, in rapporto rispettivamente di 50:200:1. Il guazzo per la doratura va steso immediatamente prima dell'applicazione dell'oro. Una volta posizionata la foglia, può essere sagomata col medesimo coltello.
Le foglie vanno sovrapposte di un paio di millimetri, per evitare inestetismi e distacchi.Il foglio usato può essere di diverso tipo e valore, dall'oro a 22 o più carati, alle imitazioni di argento.
Una volta applicata la foglia d'oro vi si possono realizzare differenti trattamenti.
Esempio di doratura. Lab. Roma
I più comuni sono eseguiti nel nostro laboratorio di Roma sono:
• Porporina: si distribuisce sulla superficie una polvere finissima che colora e riempie le crepe del materiale (in genere la ceramica). A seconda del colore (oro, argento o bronzo) si può usare per esaltare l'effetto craklè o per uniformare il colore della superficie. Necessita di un substrato detto missione.
• Brunitura: da farsi una volta asciugata la colla, consiste nello sfregamento della lamina con un attrezzo detto brunitoio (composto da un manico in legno e una testa in agata sagomata).
Lo sfregamento serve a levigare la lamina d'oro e a renderla lucida. La brunitura viene omessa per particolari effetti di "anticato". Va effettuata in diversi sensi, per non lasciare tracce di striature
• Velatura: la velatura serve per proteggere la doratura dall'invecchiamento e per ridurre la lucentezza dell'oro brunito. Può essere effettuata con una stesura leggerissima di cera, con gommalacca, vernice mecca o con altre sostanze. Non è strettamente necessaria, ma favorisce il mantenimento della lucentezza nel tempo.
• Invecchiamento: durante il restauro è necessario rendere la lamina nuova omogenea con quella originale rimasta.
Si spennella una soluzione di bitume in acquaragia, o un'apposita vernice del colore corretto, cercando di non lasciare striature. Una volta data la prima passata a pennello si può procedere con del cotone a uniformare la stesura.
• Decorazione: sulla foglia in oro possono essere applicati stampi a pressione e sigilli per decorare il pezzo prodotto.
Una variante della doratura a guazzo è la doratura a spolvero, che invece delle foglie d'oro utilizza sottili polveri metalliche applicate a caduta sulla base in bolo e collante.
La missione è uno speciale composto usato per applicare la doratura su parti ridotte: era una tecnica usata prevalentemente nel XVIII secolo, per impreziosire piccole parti di dipinti.
È necessario isolare il fondo della tavola con qualche stesura di colore acrilico, da levigare una volta conclusa l'applicazione.
Esempio di doratura Lab. Roma
La missione è una colla di olio di lino, resina e pigmenti, che va distribuita con cautela in una o due mani, usando un pennello piccolo e morbido.
Oggi esistono anche missioni viniliche, più rapide da applicare poiché non necessitano di pre-asciugatura ma il cui effetto è meno luminoso. Una volta applicata si lascia asciugare parzialmente (fino a 12 o 24 ore) e si sovrappone la foglia d'oro. Premendo con del cotone si fa aderire su tutta la superficie, dopodiché si spolvera con un altro pennello morbido per togliere le impurità.
È una tecnica di applicazione più semplice, ma è inadatta a grandi coperture.
Un altro limite è l'impossibilità di effettuare la brunitura, data la mancanza del bolo sottostante, che impedisce di ottenere un effetto molto brillante.
È detta anche doratura a mordente.
La doratura a conchiglia è una tecnica piuttosto semplice. Si tratta di applicare una vernice composta da polvere d'oro mista a un legante (gomma arabica), stendendola a pennello.
In passato era comune, specie nel medioevo una variante di questo tipo di applicazione, detto a pastiglia: invece di una semplice vernice si preparava un composto solido, con gesso, colle e polvere d'oro, da applicare in spessi strati in rilievo. Esempio di doratura Lab. Roma
La doratura a fuoco o amalgama, o doratura al mercurio è una tecnica di doratura dei metalli.
Si tratta di un processo che è stato soppiantato dal procedimento galvanico. Questa tecnica nel nostro laboratorio di Roma non viene effettuata. Si prepara un composto di doratura con oro, dopodiché si va a spruzzare uniformemente l'oggetto da dorare.
Si bagna l'oggetto col composto, e si pone in forno.
Ebbe grande diffusione nel XVIII secolo, specie in Francia, dove divenne una delle tecniche standard per la produzione di suppellettili in stile Impero.
La doratura della carta è un processo usato soprattutto per la produzione di manoscritti e prodotti cartacei di pregio. Si effettua applicando a caldo una foglia d’oro sul dorso o piano delle copertine di libri, che viene punzonata nei punti dove deve rimanere apportata. Sul piano della carta viene utilizzata anche la doratura a rilievo, mentre sulla superficie del taglio delle pagine può essere effettuata tramite un particolare tipo di lavorazione detta labbratura.
Esempio di doratura Lab. Roma
La galvanostegia è un tipo di doratura che viene normalmente effettuata nel modo seguente.
In una vasca, che costituisce il cosiddetto bagno galvanico, contenente una soluzione acquosa del sale del metallo da depositare, sono immersi due elettrodi:
il catodo è costituito dall'oggetto da ricoprire, mentre l'anodo può essere costituito dal metallo che deve essere depositato, da un altro metallo inerte o da grafite.
A questi due elettrodi viene imposta una differenza di potenziale mediante un generatore di corrente. In tali condizioni i cationi del metallo da depositare si muoveranno verso il catodo (caricato negativamente), mentre gli anioni si muoveranno verso l'anodo (caricato positivamente).
Ai due elettrodi si hanno i seguenti fenomeni:
• acquisto di elettroni al catodo (riduzione);
• produzione di elettroni all'anodo (ossidazione).
Sul catodo si depositano quindi i cationi, che acquistano elettroni all'anodo e si trasformano in atomi metallici. In tal modo il catodo viene lentamente ricoperto da un sottile strato metallico mentre l'anodo, quando è sacrificale, viene lentamente consumato rilasciando ioni in soluzione.
In relazione allo strato metallico che si intende depositare, che solitamente è di decine di micron o meno, per un determinato valore di densità di corrente (espressa in A/dm2) alla quale lavora il bagno e conoscendo la velocità di deposizione, basta impostare il tempo necessario per formare un deposito dello spessore desiderato. Esempio di doratura Lab. Roma
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